Come vi ho annunciato nello scorso articolo ho rinunciato alla convenzione Unisalute che risaliva all’aprile 2010. In realtà sono stato costretto e vi spiego perché.

Prima di quella data, una famiglia storica dello studio, mi comunica che la ditta in cui lavoravano aveva fatto un contratto con Unisalute per l’assistenza sanitaria, erano state proposte strutture convenzionate alternative al mio studio e, a malincuore, mi avrebbero abbandonato come pazienti. Non volendo perderli mi sono informato di come fare per convenzionarmi.

Dopo un lungo contatto telefonico e una trattativa (infruttuosa) mi comunicano il tariffario che avrei dovuto praticare ai loro assistiti.

Con questo tariffario abbiamo lavorato dal’aprile 2010 all’ottobre 2016  impiegando il 15% del tempo alla poltrona per un incasso pari al 12,8% del totale generando un utile irrisorio, circa 2.500 euro all’anno.

In cambio sono entrati da Unisalute in quel periodo 122 pazienti  pari al 12,7% del totale dei nuovi. Potevo accettare un utile piccolo in cambio dello sviluppo del passaparola.

Nell’ottobre 2016, Unisalute ha voluto forzare la mano, con decisione unilaterale, ha ridotto i già miseri tariffari (che mi consentivano praticamente di lavorare gratis) di circa il 25-35% a seconda delle prestazioni.

Con il nuovo tariffario ho lavorato dall’ottobre 2016 a oggi impiegando il 18,4% del tempo alla poltrona per un incasso pari al 11,8% del totale generando una PERDITA di  quasi 12.000 euro.

In questo secondo periodo sono stati inviati da Unisalute 54 nuovi pazienti  pari al 14,2% del totale, un costo inaccettabile da sostenere per il mio studio in cambio dello sviluppo del passaparola.

Non vorrei perdere 176 pazienti, per questo non modificherò il tariffario delle cure in corso e garantirò per le cure di tutto il 2019 a questi pazienti l’utilizzo del tariffario Unisalute precedente al 2016.

Eticamente non dovrebbe essere concesso che un paziente convenzionato sia guidato a scegliere dal convenzionatore solo tra le strutture convenzionate, ma sia voi (i pazienti) che noi (i dentisti) siamo in vittime di poteri economici e politici ai quali non riusciamo a opporci.

Ricordate però che nella bocca le mani ce le mette il dentista e non Unisalute e la manualità, la competenza medica e l’etica nello scegliere il giusto piano di cure è nostro.

Dott. Germano Usoni